Tutti noi abbiamo sentito quella storia che racconta come Dio volle nascondere la regalità e l’illuminazione dell’uomo nell’unico posto dove egli non le avrebbe potute trovare. Ma non in fondo agli oceani, ai vulcani, o sulle cime delle montagne più alte, come gli consigliavano dei o angeli a seconda della provenienza di questa favola universale. Dio la nascose dentro all’uomo perché lì era sicuro che lui non l’avrebbe mai cercata.
Il graal non soltanto è dentro di noi (e questo sarebbe perfettamente in linea sia con la teoria secondo la quale noi siamo piccoli universi, sia con il postulato "come nel grande così nel piccolo"… Trismegisto docet) ma è un ben preciso organo, anzi una ghiandola: non un simbolo o un archetipo ma un corpuscolo vero, fatto di "materia".
LA COPPA DELL’ETERNA GIOVINEZZA
Prima di svelarvi di quale ghiandola si tratti, vi chiedo di seguirmi nel seguente ragionamento. Il graal si dice sia una coppa, però nessuno lo ha mai visto. E’ noto, tuttavia, che chi beve dal graal ottiene l’eterna giovinezza, la guarigione da tutte le malattie e l’illuminazione. In definitiva, al di là della sua forma reale, il graal è sicuramente un contenitore che porta in sé un liquido in grado di offrire tali doni a chi lo beve.
Ma noi abbiamo nel nostro meraviglioso corpo proprio un piccolissimo contenitore dal quale possiamo "bere" un liquido di questa portata. Si tratta della ghiandola pineale, un corpuscolo grande come una lenticchia, a forma di cono (quindi ricorderebbe una minuscola coppa), situata alla base del nostro cervello (quindi dentro di noi come racconta la storia citata all’inizio dell’articolo). La ghiandola pineale - o epifisi in gergo scientifico - produce, tra l’altro, la melatonina, un ormone prodigioso le cui caratteristiche sono state scoperte solo di recente ma che ricordano incredibilmente quelle del liquido contenuto nel graal.
La melatonina viene elaborata dal corpo nel periodo notturno, durante il quale la ghiandola raggiunge il massimo della sua attività. Proprio di notte sappiamo bene che la conoscenza intuitiva e le nostre facoltà più sottili emergono e "si impossessano di noi".
Descrive Laurence Gardner in "I Signori degli Anelli" (Newton Compton Ed.) "… la melatonina esalta e rafforza il complesso del sistema immunitario del corpo, accresce la produzione di energia fisica alzando il livello di sopportazione della fatica, regola la temperatura interna contribuendo a un’ottimale gestione del sistema cardiovascolare ed è per eccellenza la sostanza antiossidante del corpo, con effetti evidenti sui meccanismi antinvecchiamento e sulla mente, sviluppando facoltà paranormali".
Ecco dunque che chi beve le secrezioni contenenti melatonina dalla ghiandola pineale diventa "immortale" (effetto antinvecchiamento e rafforzamento del sistema immunitario) e ottiene "l’illuminazione" (aumento delle facoltà paranormali, dell’intuizione e altro). Il piccolo cono, dunque, come la coppa graaliana, elargisce questo succo miracoloso: ma come fare a berlo?
Jasmuheen, una dolcissima donna australiana che dal ‘93 si astiene dal cibo, nei suoi seminari, dove spiega tra l’altro come vivere nutrendosi esclusivamente di "luce liquida", racconta che è possibile "bere" la divina Amrita, come viene chiamata nella tradizione sanscrita, ovvero la secrezione che scende come una piccola goccia stimolando, con la lingua arrotolata all’indietro, il palato verso l’epiglottide, guarda caso proprio sotto la ghiandola pineale.
Forse l’Amrita, l’ambrosia degli dei, il nettare divino, non è nient’altro che la secrezione di cui abbiamo parlato, ovvero quella contenente melatonina. Se così fosse, ognuno di noi avrebbe in sé la chiave della longevità e della riscoperta della propria sovranità, e potrebbe accedervi in ogni momento, semplicemente arrotolando al massimo la lingua verso l’epiglottide e aspettando che fuoriesca una piccola goccia che sembra muco. Ma proviamo a vedere se nella tradizione graaliana vi sono altre prove che ratifichino tale ipotesi.
LA TORRE
Nella tradizione graaliana vi sono due simboli che vengono considerati interscambiabili tra loro e "sinonimi" della sacra coppa: la torre e la scala. Tant’è che Dante, iniziato e Gran Maestro del Priorato di Sion, un ordine templare, coinvolto nello studio dell’alchimia e quindi nella ricerca del graal ed esiliato da Firenze, si rifugiò a Verona dal suo amico Cangrande "Della Scala".
Il simbolo degli Scaligeri è una scala che si restringe verso l’alto ricordando proprio una torre: sarà un caso?
In Francia, a Rennes le Chateaux dove si vocifera sia o sia stato sepolto il graal, vi è la statua di una dea (forse Diana?) con il capo sormontato da una torre e gli scrittori latini Strabone e Lucano, come viene spiegato in Sulle tracce del graal di Bizzarri e Scurria (Mediterranee) parlano della regione di Rennes Le Chateaux come di una "[...] regione ‘lunare’ dove un tempio dedicato a Diana di innalzava sopra l’Oppidum Ra, che designa una torre".
In egiziano e in ebraico la parola "torre" viene scritta "MGDL" ovvero "Magdal" o "Migdal", da cui Magdalena, la donna per eccellenza connessa al mito del graal. Karidven,
Karidven significa "porta divina" ed è raffigurata con una scala in testa. Il calderone associato a Karidven-Rhiannon è fonte di inesauribile ricchezza ed eterna giovinezza ed è strettamente legato alla resurrezione del corpo che diventa immortale.
Forse, questa torre-graal posta sul capo delle regine graaliane sta a indicare che il graal va cercato nel capo? Insomma potrebbe essere una indicazione di dove cercarlo? Tanto più che la produzione di melatonina da parte dell’epifisi viene stimolata dalla serotonina, una sostanza secreta dalla sottostante ghiandola pituitaria, più nota come ipofisi: quindi un’ulteriore indicazione di un processo chimico che si svolge nel nostro capo.
Nei Tarocchi, l’arcano chiamato
La carta seguente a
La manna che scende dalla torre potrebbe indicare la divina Amrita contenuta nella ghiandola pineale?
IL GRAAL, IL VENTRE E IL SANGREAL
Parlando di graal viene in mente immediatamente un classico della letteratura sul tema, amato o odiato ma sicuramente letto da moltissimi ricercatori: il celeberrimo Il Santo Graal, di Baigent, Leigh e Lincoln (Oscar Mondadori). In quell’appassionante ricerca si ipotizzava che il Graal, anzi il Sangraal usando il nome per esteso, fosse in realtà la contrazione di Sangréal, il sangue reale, l’erede messianico partorito da Maddalena e figlio di Gesù suo marito: quindi il Sangréal diventava la discendenza messianica e per traslato il ventre della Maddalena.
Il legame tra ventre e graal si può conservare in maniera convincente anche nella teoria della ghiandola pineale. In Gardner si legge infatti che il mestruo femminile, in particolare quello delle regine della "discendenza graaliana", era ed è ricchissimo di secrezioni a base di melatonina e serotonina, tant’è vero che si trovava sulle mense reali in diluizione. Sembra che alla base del rito cristiano della coppa contente il sangue di Cristo con cui si celebra l’eucaristia, e anche alla base del mito del vampiro che bevendo sangue mantiene la sua immortalità, ci sarebbe proprio il mestruo femminile con il suo altissimo contenuto di secrezioni endocrine.
Tra l’altro Gardner spiega egregiamente come la parola vampiro derivi da "oupire", ovvero "essere superiore" da greco "uper" che significa "sopra". Inoltre quando le donne erano ancora tali e vivevano in sintonia con Madre Terra, avevano il ciclo mestruale tutte insieme, durante la luna piena (le tribù native considerano le donne mestruate come esseri divini ed esse, durante il ciclo, si ritirano tutte insieme per qualche giorno a compiere riti di pruficazione).
Anche in questo caso, dunque, la presenza di melatonina è connessa all’influenza della luna. Tali secrezioni sono anche presenti nei fluidi prodotti dal "grembo" delle donne particolarmente eccitate (nella tradizione fatata, spiega Gardner, le principesse risvegliate dal bacio del principe producono la divina Amrita).
Nell’un caso e nell’altro si associa il liquido dell’immortalità al ventre femminile, dove viene prodotto sia il sangue mestruale (sangréal) sia il fluido che precede l’atto d’amore. Ecco dunque perché il graal inteso come coppa da cui bere il nettare dell’immortalità è stato legato al sangue e al ventre femminile.
Oggi, però, sappiamo che melatonina e serotonina sono prodotte autonomamente da ogni individuo sano all’interno del suo capo, dall’epifisi e dall’ipofisi, ghiandole poste all’interno della massa cerebrale ma indipendenti da essa. Ognuno di noi, quindi, con un semplice allungamento del muscolo sublinguale, può "bere" dal graal la secrezione che dà immortalità (rallenta l’invecchiamento) e illuminazione, senza bisogno di andare nei Pirenei o in Provenza a cercare la vera coppa.
Un’ultima chicca. Ormai siamo lanciatissimi in questo gioco di specchi e rimandi così affascinante da poterci permettere un’ulteriore scoperta. L’arcano che segue Le stelle è
La Luna di Crowley è composta da 2 torri parallele molto stilizzate che sembrano sostenere al centro tra loro, in alto, una sfera dalla quale scendono piccole fiammelle che si immettono in un’altra sfera sottostante, più piccola, dalla quale si irradia una luce.
L’immagine ricorda in maniera stilizzata, un cervello in sezione visto dall’alto, con le torri che formano i due emisferi cerebrali, la ghiandola pituitaria, più grande, in alto, ovvero verso il naso in sezione, la ghiandola pineale più piccola in basso verso la nuca. Le fiammelle potrebbero indicare la serotonina prodotta dalla pituitaria, che immettendosi nella pineale stimola la produzione di melatonina, la quale fa "brillare" la sfera più piccola.
ALESSANDRA DEVANA D’ELIA
Devana è nata in Italia nel 1964. E’ laureata in bioeconomia e studiosa di archeologia esoterica e di misteri connessi ai siti sacri del pianeta.
Da 20 anni si occupa di storia "alternativa" nonché di filosofie e scienze olistiche che riconducono l’Essere Umano alla sua potenzialità divina.
Col suo nome anagrafico di Alessandra D’Elia ha pubblicato su questi argomenti articoli e libri, tra cui "L’energia segreta dell’acqua" e "Feng Shui", scritti con Gigi Capriolo.
Viaggia per il mondo documentando fotograficamente il passato e il futuro dell’umanità nascosti nelle silenziose testimonianze dei megaliti.
e-mail: cdossi@libero.it
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