
Di un «carteggio» che sarebbe intercorso tra Mussolini e Churchill, della sua grande importanza storica e della sua «scomparsa», se ne è parlato abbastanza spesso a sproposito, anche perchè prove documentali ce ne sono poche vista l’evidente loro requisizione e occultamento che venne fatta a suo tempo da intelligence internazionali.
Tutte motivazioni queste fino ad oggi accampate da vari giornalisti storici, sia per giustificare le richieste inglesi affinché restassimo neutrali, o al contrario offerte per entrare comunque in guerra per avere l’Italia al tavolo della pace, mentre i veri motivi per i quali quegli incartamenti dovevano assolutamente esser fatti sparire erano qualcosa di veramente più compromettente per Churchill e di così sconvolgente tanto da poter cambiare la versione storica dei vincitori sulla seconda guerra mondiale.
Dove erano custoditi i documenti veramente scottanti?
La sera del 25 aprile 1945, durante il trasferimento del governo di Mussolini a Como, una parte importante delle documentazioni al seguito, si perse su di un camioncino in coda alla colonna dei ministri e personale vario in trasferimento verso la città lariana e sembra rimasto in panne (qui, tra l’altro, c’era anche la preziosa documentazione fatta raccogliere dal duce a Nicola Bombacci e al suo segretario Luigi Gatti, sui mandanti dell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti).
Quest’ultima era portata in almeno 3 borse: una venne trovata sul camion tedesco con il duce e un’altra era stata custodita da Vito Casalinuovo, colonnello della GNR addetto alla persona del duce.
Un altra ancora sembra che fosse nella macchina dei Petacci.
Sono le stesse copie che capitarono in mano al Carissimi Priori e che erano anche in possesso del comunista Dante Gorreri della federazione comunista di Como.
Erano comunque tutti documenti di estrema importanza storica, che ovviamente sparirono per sempre.
Ma, oltre a queste tre borse, la parte più piccola, ma ancor più importante del carteggio, quella con la corrispondenza segreta con Churchill (proprio a ridosso della nostra entrata in guerra) era nella giacca di Mussolini, contenuta in una piccola borsa di pelle marrone di circa
Ma cosa c’era in quei pochi documenti così gelosamente custoditi dal duce?
Sappiamo che egli confidò ad alcuni collaboratori e soprattutto ad Elena Curti (sua figlia naturale) poche ore prima della sua cattura: «(Mussolini)… Da questa telefonata, quindi, si evince in linea di massima il grande segreto contenuto in quei pochi documenti risalenti al momento esatto dell’entrata in guerra dell’Italia (non prima), documenti dunque diversi e più scottanti di quelli, pur importanti, passati nelle mani di Gorreri e Carissimi Priori a Como, documenti che attestavano inequivocabilmente la malafede inglese e soprattutto dimostravano al mondo chi erano stati i veri provocatori della carneficina del secondo conflitto mondiale.
Intercettazioni telefoniche ed epistolari
* Lettera scritta dal duce al maresciallo Graziani il 10 settembre 1944:
«Mussolini: … Visto il comportamento dei Savoia, del traditore Badoglio e soci. Al solo conoscere della esistenza dei miei incartamenti fa paura a troppi, sia Vittorio Emanuele o Badoglio. Ma anche Churchill e Hitler saranno obbligati ad attenersi a una linea veritiera.
* Lettera inviata dal duce ad Hitler il 14 novembre 1944:
«Mussolini: …
*Registrazione telefonica tra Mussolini ed Hitler del 22 novembre ‘44:
«[Mussolini ed Hitler parlano della tattica criminale alleata di colpire coi bombardamenti aerei aree civili e monumenti]: Hitler: ‘Ma c’è qualcosa da fare: misure di ritorsione! Nel mio scritto sono chiaro, duce’. Mussolini: ‘Anch’io non trovo altra via d’uscita. Hitler: ‘Non miopi, ma ciechi sono gli inglesi! Ma non si accorgono del colosso russo? O non ne possono più?’ Mussolini: ‘Churchill ha già previsto questo pericolo da anni.
*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 9 gennaio 1945:
«Mussolini: ‘Ho una lettera di Hitler, datata 2 gennaio 1945. Il suo comportamento mi convince poco. Le vicende della guerra non mi illudono più.
*Lettera inviata da Mussolini a Hitler in data 28 febbraio 1945:
«Mussolini: ‘Führer! E’ giunto il momento. La proposta nostra deve essere quella del luglio 1943. Churchill non è miope.
Intermezzo: L’incomprensione strategica della guerra
In questa precedente lettera vi è un riferimento ad un situazione del luglio del 1943, ma non si comprende bene quale possa essere stata la proposta al tempo in essere.
In ogni caso tutta l’incomprensione dei veri fini e presupposti strategici della seconda guerra mondiale, scatenata dall’occidente contro l’Europa, è testimoniata da questa lettera del 28 febbraio 1945.
E’ noto infatti che gli accordi di Yalta avevano una portata strategica di ampio respiro e furono voluti soprattutto da quelle correnti mondialiste che tenevano in mano le redini della politica statunitense.
*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 7 marzo 1945:
«Mussolini: ‘Caro maresciallo, i vostri timori sono esagerati. Sebbene il fattore tempo sia suo alleato. Dovessimo soccombere materialmente, moralmente saremo imbattuti, saremo invulnerabili».
Interessante è anche l’accenno alle lettere di Churchill dell’ottobre 1940 che sono probabilmente in relazione alla campagna di Grecia.
Inoltre sappiamo che Mussolini era incline a rendere la pariglia ad Hitler per non essere stato preavvertito delle precedenti iniziative belliche tedesche, ma soprattutto voleva mantenere una certa indipendenza nella condotta della guerra, attuando strategie militari strettamente conformi agli interessi italiani, fatto questo certamente meritorio, ma non rendendosi conto che invece - quella guerra - esigeva una strategia comune da parte dell’Asse.
Insomma, molta carne era al fuoco.
Anche qui allora si sarebbero potuti sposare due interessi: quello italiano di voler intraprendere quella guerra e quello inglese ad incoraggiarla, magari dietro la scusa di prevenire la politica sovietica nei balcani che proprio in quel periodo si era fatta particolarmente pretenziosa nei confronti della Bulgaria e soprattutto della Romania.
Inoltre sarebbe estremamente interessante conoscere il significato della frase, in riferimento a Churchill: «Minacciare noi? Almeno ancora no, sebbene il fattore tempo sia suo alleato».
*Lettera inviata da Mussolini a Claretta Petacci il 14 marzo 1945:
«Mussolini: «Claretta mia hai ragione. Si avvicina il giorno in cui Hitler si convincerà della necessità di trattative con l’Inghilterra.
*Registrazione tra Mussolini e Claretta Petacci il 22 marzo 1945
[Mussolini evidentemente parla con Claretta al termine di una riunione in cui ha partecipato anche Pavolini e dove, probabilmente, si è parlato sul da farsi in virtù del precipitare degli eventi, per i quali Pavolini ignora passati avvenimenti storici e quindi l’importanza dello stesso carteggio su Churchill]. «Mussolini: «Sarebbe stato meglio se non fosse venuto affatto. E’ stato di nuovo l’unico ad opporsi’. Mussolini: ‘Dal suo punto di vista è comprensibile.
Terzo, che di quanto accadde al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, ne sono informate solo 5 persone (probabilmente, si può ipotizzare, ma con molta incertezza: il re, l’ex capo di Stato Maggiore generale Badoglio e qualche intermediario del tempo, come ad esempio Roatta, un familiare del duce, ecc.).
Mussolini: ‘Fate il meglio che potete.
*Registrazione telefonica tra Mussolini e Pavolini il 25 marzo 1945:
«Mussolini: ‘Ho parlato appena adesso con Zerbino. Il modo di comportarsi dei tedeschi mi piace sempre meno.Ne sono seriamente preoccupato… L’esito della guerra non mi illude più. Al momento ritengo che il più importante e il più utile sia mettere al sicuro le nostre carte, soprattutto lo scambio di lettere e gli accordi con Churchill. Questi documenti saranno l’esempio ineluttabile della malafede degli inglesi. Questi documenti valgono per l’Italia più di una guerra vinta, perché essi spiegheranno al mondo le vere, ripeto, le vere ragioni del nostro intervento al fianco della Germania.
Come si vede da quest’ultima intercettazione, anche Pavolini che precedentemente sembrava ancora all’oscuro dei veri contenuti del carteggio è quindi stato messo al corrente.
*Lettera inviata da Mussolini a Graziani il 3 aprile 1945:
«Mussolini: … Se tentasse ne sarà impedito! Il Savoia vuol portare l’Italia alla disfatta, alla capitolazione incondizionata, solo per seppellire il fascismo’».
Si noti anche la preveggenza, logica e spietata, di Claretta che preconizza al duce una brutta fine a lui ed al carteggio.
Con la lettera a Graziani del 3 aprile 1945 (siamo oramai verso la fine della RSI), probabilmente Graziani, da buon militare miope in politica, informato da Mussolini di questi contatti, si dichiara interessato e propenso ad accoglierli, ma il duce giustamente lo mette in guardia dalla vera natura delle intenzioni dei Savoia.
*Lettera inviata da Mussolini a Nicola Bombacci il 15 aprile 1945:
«Mussolini: ‘Mio vecchio caro amico… E’ anche possibile che si sia parlato della possibilità di una tregua bellica, dietro la necessità di contenere l’invasione sovietica del sud Europa.
Cerchiamo allora di mettere a punto tutte queste illazioni per distinguere il vero, dal possibile e dal falso, e sopratutto per evidenziare il fatto che un reale fattore compromettente per Churchill, che trovasi nel carteggio segreto, è esclusivamente riferito al periodo della nostra entrata in guerra nel giugno del 1940.
Per semplificare ed ipotizzare quindi nella loro vera luce eventuali approcci dal carattere antisovietico tra Churchill e Mussolini dobbiamo dividere gli anni di guerra in tre periodi:
• un primo periodo che parte dal momento in cui Churchill diviene primo ministro (maggio 1940) ed arriva fino all’attacco tedesco alla Russia (giugno 1941);
• un secondo periodo che inizia con la crisi militare tedesca dell’inverno 1941 e termina con la fine politica di Mussolini (luglio 1943);
• un terzo ed ultimo periodo che riguarda il 1944/‘45 durante
Tre particolari periodi bellici relativi alla posizione dei sovietici
Periodo maggio 1940 / giugno 1941
E’ questo un periodo bellico nel quale, teoricamente, Churchill avrebbe avuto tutto l’interesse a che Hitler commettesse l’impudenza di rivolgersi contro i sovietici e quindi si lasciasse andare con Mussolini, affinché incoraggiasse Hitler in questo senso.
Mussolini: «Altro che allegro, non hai sentito la radio?» (si riferisce alla notizia dell’attacco tedesco alla Russia).
Detto questo occorre anche aggiungere il fatto, seppur meno pertinente, che Churchill, nel suo primo anno di guerra, se veramente avesse voluto dirottare i tedeschi contro i sovietici, non avrebbe certamente avuto bisogno dell’aiuto di Mussolini.
Durante questo periodo però c’è ben poco da proporre al Duce, sia perchè non si è ancora verificata alcuna invasione sovietica dell’Europa e sia perchè è evidente che l’interesse di Mussolini, ben conscio della gravità di un proseguimento della guerra in Russia, non è quello di volerla proseguire dietro suggerimento (con quale contraccambio poi?) di Churchill, ma risiede esclusivamente e ragionevolmente nel volervi mettere fine, come infatti prenderà a fare dall’inizio primavera del 1943, quando chiese insistentemente al führer di chiudere la partita con i sovietici.
Gli interventi di Mussolini in questo senso sono storicamente documentati.
Periodo 1944/1945
E’ in quest’ultimo periodo storico che si fanno risalire eventuali proposte o richieste di accordo con gli inglesi considerando che sarebbero state un mezzo per Mussolini di uscire in qualche modo dalla guerra ritenendo, inoltre, il conservatore Churchill altamente preoccupato di una invasione sovietica dell’Europa.
Secondo: nella strategia globale della guerra, finalizzata poi a Yalta, non c’era alcuna possibilità di conseguire ribaltamenti antisovietici di questo genere e Churchill lo sapeva bene.
Terzo, e conseguenza del punto secondo, un eventuale e millantato interesse inglese (Churchill) ad un generico contenimento dei sovietici, se pur c’è stato, è stato avanzato sicuramente in malafede e per ben altri motivi.
Per Mussolini giocare la carta del pericolo sovietico, oramai straripante in Europa, poteva essere un mezzo, una speranza (che però oggi ben sappiamo, assolutamente inconsistente ed aleatoria) per cercare una soluzione ad una guerra oramai perduta.
In via teorica non escludiamo che Mussolini, nonostante fosse conscio, ed ebbe anche a dirlo, che la struttura sovietica della società fosse meno distante da quella della RSI, rispetto all’Occidente capitalista, nel tentativo disperato di salvare il salvabile può essersi cullato nell’idea di conseguire un cambiamento del fronte per il quale, le forze armate italo tedesche, si sarebbero poste, assieme a quelle alleate, contro lo straripamento sovietico in Europa.
Ed eccoci finalmente arrivati ad entrare dentro i possibili contenuti del carteggio.
Winston Churchill
Precisiamo che, per la cronologia storica, è interessante notare che Sir Winston Leonard Spencer-Churchill (Woodstock, 30 novembre 1874 - Londra, 24 gennaio 1965), quando dopo il marzo 1939 era al culmine della popolarità (sostenuto dalle lobby che volevano imporre una guerra ad oltranza alla Germania) venne portato da Chamberlain nel governo e fatto entrare nel gabinetto di guerra (War Gabinet), nominandolo Primo Lord dell’Ammiragliato. Anzi, nella delicatezza della politica britannica, con vaste e forti realtà sicuramente avverse ad una nuova guerra contro i tedeschi, proprio le sue doti di cocciutaggine, ostinazione, impulsività e stravaganza, unite al fatto che da tempo aveva indossato la vesta di contestatore della politica di appeasement del governo, costituivano le condizioni favorevoli ad investire su di lui.
Dall’aprile del 1940, quindi a guerra in corso, Churchill presiedette il Comitato di Coordinamento militare che comprendeva i capi di Stato Maggiore.
Il 10 maggio del 1940, infine, diventò Primo Ministro.
Tutto questo per sottolineare come, anche prima di diventare capo del governo, Churchill era in grado, se non di trattare, almeno di intercedere attraverso una diplomazia sotterranea con l’Italia, fin dallo scoppio della guerra (1-3 settembre 1939) e durante il periodo della nostra non belligeranza.
E’ chiaro che, in una situazione drammatica come questa, Churchill non si facesse di certo alcuno scrupolo ad intraprendere ogni più spregiudicata, ignobile e rischiosa operazione che tornasse utile alla salvezza dell’Inghilterra ed agli obiettivi strategici finalizzati al proseguimento della guerra ad ogni costo.
Altamente contraddittorie e variegate furono le voci che si levarono dal mondo della politica inglese in quel tragico maggio del 1940, presentando scollamenti rispetto alla volontà di proseguire la guerra ad oltranza.
Sembra comunque che con la drammatica riunione del gabinetto di guerra, tenuta nel pomeriggio del 28 maggio ‘40, Churchill riuscì definitivamente ad imporre la sua strategia che in quel momento prevedeva di separare i destini inglesi da quelli francesi e di rigettare ogni profferta di pace da parte tedesca.
E’ da quel momento in poi che Churchill ebbe mano libera per giocare le carte più spregiudicate della sua strategia bellica che prevedeva l’allargamento del conflitto con il coinvolgimento dell’Italia.
1. Contenuti del carteggio secondo gli storici di regime: «Le favolose offerte fatte all’Italia a spese della Francia»
Che sia nel periodo precedente, ma soprattutto verso la fine della primavera del ‘40, trovandosi in gravi difficoltà militari Churchill, come lui stesso ebbe a dire «feci del mio meglio per tenere l’Italia fuori dal conflitto», è da tutti dato per acquisito e rientra nella logica delle cose e del resto le stesse comunicazioni ufficiali tra Italia e Inghilterra lo attestano.
E’ vero che in quel periodo, per gli inglesi, poteva essere conveniente evitare una entrata in guerra dell’Italia, ma in effetti l’Inghilterra era pur convinta di una relativa resistenza del fronte francese e quindi delle possibilità di controffensiva militare non appena ne fossero maturate le condizioni.
In quella contingenza, tutto al più, si può parlare di generici e propagandistici inviti alla neutralità, da parte del governo di sua maestà britannica, all’Italia, che lasciano però il tempo che trovano.
Ancora il giorno prima i francesi erano nostri carissimi alleati,… ma la nostra esistenza nazionale e la sopravvivenza della nostra causa erano in gioco».
Mussolini, non a caso, nei suoi ultimi tempi assegnò una grande importanza ai documenti in suo possesso e, come abbiamo visto dalle intercettazioni fatte dai tedesche, gli uomini del suo entourage che ne erano al corrente e con i quali ne parlava spesso mostravano chiaramente di condividere questa importanza.
Inoltre cercava di fare in modo di metterli al sicuro, li fotocopiava ed esplicitamente, affermava che quelle carte attestavano le «vere ragioni per le quali l’Italia è entrata in guerra» quindi - si badi bene - non del perché non è entrata in guerra!
2. Contenuti del carteggio secondo gli «storici di regime»: «L’Italia in guerra per averla al tavolo della pace»
E’ questa un altra interpretazione, a fronte di svariate testimonianze in merito, che ammette la possibilità che Churchill possa avere, all’ultimo momento e perso per perso, invitato l’Italia a scendere in guerra (sia pure come nemica) per poter usufruire di un suo servigio moderatore, nei confronti dei tedeschi, al tavolo di una pace che si pensava imminente.
Cominciamo con il dire di non credere assolutamente, nonostante lo possa aver espresso nelle sue lettere a Mussolini, che Churchill potesse essere veramente interessato ad avere la presenza moderatrice dell’Italia ad un futuro tavolo della pace.
La ferma strategia di queste lobby, operanti sia a Londra che a Washington, era la prosecuzione irriducibile della guerra fino alla sconfitta totale della Germania, altro che tavolo della pace!
L’occasione tanto attesa e che Hitler gli aveva offerto attaccando comunque
Tutta l’azione di governo di Churchill e tutte le sue manovre militari di quel periodo attestano con evidenza questa volontà (del resto neppure negata dallo stesso primo ministro inglese).
La sincerità di questa presunta richiesta di Churchill, ovvero desiderare un Italia nemica, ma moderata al tavolo della pace è, alla luce delle evidenze storiche, completamente campata in aria, e tuttalpiù può essere stata inserita dall’inglese in malafede, per giustificare la sua richiesta.
In ogni caso trattative di questo tipo, oltretutto non concretizzatesi, non avrebbero costituito un grave elemento compromettente per Churchill e sarebbero state addirittura un elemento negativo per Mussolini che invece era poi sceso in guerra.
Solo in questo caso (ricompense per aderire all’invito ad entrare in guerra, tra l’altro verificatosi con l’effettivo intervento italiano) le lettere del carteggio sarebbero state dirompenti per gli equilibri internazionali e per una revisione storica.
Il vero contenuto del carteggio: «L’invito fatto all’Italia a scendere in guerra!»
Ed eccoci finalmente arrivati a quelli che possono essere i veri contenuti del carteggio.
Mentre le due precedenti eventualità, che alcuni storici di regime sono al massimo disposti ad ammettere, ovvero le offerte di bottino a spese della Francia, fatte affinchè l’Italia non entrasse in guerra e viceversa l’invito di Churchill di farla entrare all’ultimo momento in guerra per averla ad un ipotetico tavolo della pace quale elemento moderatore, non stanno né in cielo né in terra, se poste nei termini come vengono descritte da questi pseudo storici, può assumere invece ben altro significato un invito fatto all’Italia, proprio negli ultimi suoi giorni prebellici e magari aggiungendoci le offerte territoriali a spese della Francia, affinchè entrasse in guerra ed attaccasse
Alcuni spezzoni di testimonianze
Alberto Botta, il fratello di Ercole Botta, comandante del distaccamento Borsi della 52a Brigata Garibaldi, affermò che il fratello gli disse che le borse di Mussolini sequestrate a Dongo riguardavano un carteggio tra Mussolini e Churchill.
In alcune carte ci sarebbe stato un invito di Churchill a Mussolini di attaccare
Dino Campini
Pino Romualdi, al tempo vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano, ricordò nel 1954 questo aneddoto: «Ero a conoscenza dell’esistenza di un carteggio intercorso tra Mussolini e Churchill fin dall’inizio del 1945 per esserne stato informato da Mussolini stesso… Il vero carteggio invece, quello a cui Mussolini attribuiva il potere di giustificare la condotta della nazione italiana, era di tenore molto diverso. sarebbe risultato che l’entrata in guerra dell’Italia avvenne con un larvato consenso inglese…». Mi disse: ‘Ho abbastanza documenti per provare che hanno spinto l’Italia ad entrare in guerra. In ogni caso, per comprendere bene tutta questa complicata situazione, bisogna considerare attentamente la posizione strategica in cui veniva a trovarsi l’Italia nella tarda primavera del 1940.
L’inevitabilità dell’intervento italiano
Se nel maggio/giugno 1940, come si poteva ipotizzare, gli inglesi avessero accolto le generose offerte di pace dei tedeschi e fossero addivenuti ad un accordo globale e di ampio respiro con
Se poi avesse vinto l’Inghilterra sarebbe stata la fine sicura dell’Italia e del fascismo perchè le democrazie occidentali non avrebbero potuto tollerare all’infinito l’ideologia e la politica del fascismo e la presenza militare italiana nel Mediterraneo ed in Africa.
In questo delicato contesto, quindi, è probabile che Churchill, dopo aver per un certo tempo brigato, con offerte varie, per tenere l’Italia fuori dal conflitto e considerata poi, nel precipitare degli eventi bellici, l’inevitabile necessità italiana di dover prima o poi scendere comunque in campo, spronò, all’ultimo momento (primi di giugno 1940) l’Italia ad entrare guerra, assicurando l’intento inglese ad una pace imminente.
Torna allora plausibile che, per di più, Churchill vi abbia aggiunto le promesse di un ricco bottino territoriale a spese della Francia, che con la partecipazione alla guerra dell’Italia, teoricamente erano credibili e potevano forse divenire di effettiva esigibilità in un futuro accordo di pace e con il consenso inglese.
E’ anche implicito che il britannico abbia motivato, ovviamente in malafede, questo invito a scendere in guerra con il desiderio di avere l’Italia al tavolo della pace.
Ecco perchè Mussolini annetteva estrema importanza durante
Ed ecco perchè l’inglese fece carte false, scatenò tutti i suoi servizi segreti e pagò ingenti somme per riavere indietro le sue lettere.
estratto da un articolo di
Maurizio Barozzi
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