
Per la relatività speciale solo la velocità della luce ha un valore assoluto, al contrario del tempo e dello spazio, che diventano relativi.
In particolare la luce, nel vuoto, viaggia sempre a velocità costante (circa 300.000 km al secondo), qualsiasi sia la posizione di uno o più osservatori in relazione ad essa .
In pratica Einstein, di fronte agli esperimenti che dimostravano l’assoluta indipendenza della luce rispetto all’esistenza dell’etere decise di eliminare quest’ultimo, tenendo salda la prima.
Anche se questo contraddiceva il senso comune, Einstein notò come i calcoli sulla velocità della luce fossero già compiuti in sé, e pertanto nessuna sostanza aggiuntiva doveva essere cercata.
Il fatto che la velocità della luce fosse assoluta rispetto sia al tempo che allo spazio, aprì una serie di stupefacenti implicazioni, riassunte in questi tre concetti:
1 il tempo diventa relativo: per oggetti in moto il tempo risulta rallentare;
2 anche lo spazio diventa relativo: gli oggetti in movimento subiscono una contrazione della loro lunghezza;
3 l’eguaglianza tra massa ed energia: nessun corpo può eguagliare o superare la velocità della luce.
La relatività ristretta aveva risolto parecchi problemi, uno fra tutti la mancata rilevazione dell’etere. Ora mancava una teoria che potesse trovare un accordo tra le conseguenze della relatività speciale e le leggi della gravità newtoniana.
La teoria di Newton spiegava che tutti i corpi esercitano una certa attrazione in ragione della loro massa, più grande è la massa, più grande è l’attrazione.
L’attrazione gravitazionale era tanto minore quanto più i corpi erano lontani tra loro.
In particolare l’attrazione gravitazionale tra due corpi diminuiva in ragione del quadrato della loro distanza.
Gli effetti gravitazionali dovevano per forza essere istantanei e questo contraddiceva la relatività speciale, in cui niente può superare la velocità della luce.
Dopo vari tentativi di far concordare le due teorie, Einstein propose nel 1915 una nuova teoria, conosciuta come relatività generale.
Dopo il tempo venne ridefinito anche lo spazio.
Einstein suggerì che lo spazio non fosse lineare e uniforme, bensì curvo, incurvato dalla gravità prodotta dalle masse dei corpi celesti.
La relatività generale implicava quindi altre tre importanti conseguenze:
1 nello spazio tridimensionale le orbite dei corpi ci appaiono curve perché incurvate dalla massa dei corpi più grandi, mentre nello spazio quadridimensionale le orbite mantengono una traiettoria retta
(lo spazio quadridimensionale è lo spazio tridimensionale con l’aggiunta del tempo).
Le orbite ellittiche sono quindi la proiezione tridimensionale di orbite rettilinee quadridimensionali;
2 anche i raggi di luce si incurvano assieme allo spazio, in prossimità di una massa la luce viene deviata dalla gravità (effetto che è la base della teoria dei buchi neri);
3 in prossimità di una massa anche il tempo subisce una distorsione e rallenta.
Grazie alla relatività generale si è potuto correggere la durata della rivoluzione di mercurio (la massa del sole rallenta, seppur di poco, il tempo di rivoluzione previsto dai calcoli di Newton).
Di conseguenza le teorie di Einstein poggiano sulle seguenti affermazioni:
1 la costanza del valore della velocità della luce è indipendente dal mezzo in cui si propaga; è certa in qualunque condizione ed è il valore massimo raggiungibile;
2 lo spazio non può essere lineare per l’effetto gravitazionale delle masse che sono presenti nello spazio.
In altre parole, a maggior ragione, si esclude a priori la linerità dell’estensione dell’universo.
Per quanto riguarda quest’ultimo punto è risaputo che fu Einstein a dare inizio alla teoria del big bang, ma non tutti sanno che nel 1917, anno in cui fu pubblicata la teoria della relatività generale che gettò le fondamenta della cosmologia moderna, egli non credeva in un universo in espansione.
Arrivò ad accettare tale possibilità solo nel 1932 grazie ad alcune soluzioni compatibili con un universo in espansione trovate proprio nelle sue equazioni, con le quali la stessa teoria del big bang trovò conferma.
Per tenere in piedi la sua teoria gravitazionale fu costretto ad introdurre un’altra costante, detta “costante cosmologica” che esprimeva l’esistenza di una forza intrinseca al sistema universale che lo rendesse stabile e bilanciato a fronte delle forze gravitazionali che si esprimevano e che ne avrebbero reso impossibile l’espansione.
Le sue stesse considerazioni l’avevano portato ad avere dubbi sulle sue stesse teorie.
Hubble in seguito ci mise una stampella dimostrando che l’universo si espandeva e la costante cosmologica ritornò rediviva .
Torniamo per un attimo al punto uno ed analizziamo se l’affermazione di fondo del valore della luce nel vuoto possa essere preso come vero ed inconfutabile.
Iniziamo col dire che affermare che il valore di 300.000 km/s sia tale in condizioni di vuoto assoluto e che sia indipendente da qualunque condizione al contorno è errato.
E’ errato perché il vuoto assoluto non esiste.
Il vuoto contiene infatti la radiazione di fondo, che ha una lunghezza d’onda di 7,35 cm con una temperatura di 3K.
Questa scoperta fu fatta da due fisici americani nel 1965, Penzias e Wilson che nell’intento di rendere operativa un’antenna per la ricezione delle onde radio dal satellite Echo (primo satellite per le telecomunicazioni) notarono l’impossibilità di annullare un ronzio di fondo, che era indipendente dall’orientamento dell’antenna: proveniva da qualunque direzione e con la stessa intensità.
Si era scoperta la cosiddetta radiazione “fossile” che permea tutto l’universo e che, secondo la cosiddetta teoria del big bang, sarebbe il residuo dell’esplosione che avrebbe generato l’universo e la materia che lo compone, partendo da una temperatura di 3000 K e che raffreddandosi lentamente avrebbe provocato progressivamente la comparsa della materia.
Attualmente, come dicevo prima, la temperatura di fondo è di 3K circa ( 2,7 K per l’esattezza) (3).

La radiazione di fondo non è tuttavia l’unica ad interferire, o meglio a “favorire”, la trasmissione delle altre onde elettromagnetiche, luce compresa.
Nel programma di ricerca SETI, volto a cercare la presenza di altre forme di vita extraterrestri, gli scienziati hanno dovuto scegliere una zona dello spettro radio particolare tra i 1.429 MHz ed i 1.640 MHz in cui sono minime ben tre componenti: la presenza dell’atmosfera celeste, l’emissione radio della nostra galassia e la radiazione cosmica di fondo.
Questo intervallo di 220 MHz circa è chiamato “buco dell’acqua” e costituisce la regione dello spettro radio, protetta anche dalle interferenze terrestri per gli studi di radioastronomia, dove ci si aspetterebbe molto probabilmente la ricezione di un segnale intelligente alieno.
Si torna pertanto a resuscitare non solo il concetto che si pensava sepolto di etere ma anche quello di ricerca del sistema di riferimento assoluto.
Al giorno d’oggi questa ricerca non passa attraverso misure della velocità della luce bensì attraverso lo studio della radiazione di fondo: quest’ultima potrebbe diventare l’etere del XXI secolo.
Siamo arrivati a considerazioni che ci fanno riflettere.
Non c’è certezza che la luce si propaghi nel vuoto perché il vuoto non esiste.
Siamo sicuri invece che la luce si muove all’interno di un insieme di onde elettromagnetiche di fondo.
La misura della velocità della luce potrebbe essere il caso particolare di un raffreddamento dello stato originario dell’universo.
In altre parole se la temperatura di fondo fosse diversa la costante della velocità della luce potrebbe essere diversa.
Il big bang è una teoria fasulla.
Se fosse vero che andiamo verso la morte termica, ovvero verso lo zero assoluto, si andrebbe verso un sistema progressivamente in blocco, contraddicendo la teoria dell’espansione.
La teoria gravitazionale non sta in piedi.
Starebbe in piedi solo nell’ipotesi di un universo a forma di “palla” ma recenti studi stanno evidenziando che l’ipotesi di un universo piatto è tutt’altro che irreale.
Non solo ormai è assodato che solo il 7% della materia è visibile, il 43% è costituito da particelle subatomiche ed il restante 50% da materia scura, dark energy, totalmente ignota in cui non vale nessuna teoria conosciuta.
Le teorie einsteiniane sono molto precarie se non azzardate e semmai spiegano condizioni particolari di zone particolari di una percentuale infinitesima di quello che supponiamo di conoscere.
La verità è che si brancola nel buio e che allo stato attuale non ci sono teorie inconfutabili né tanto meno certe.
Ci sono solo ipotesi, spesso fantasiose che di scientifico hanno, gioco forza, solo il tentativo di esserlo.
Ingegner Polastri Ludovico
Tiscali Notizie
LA 7
La Voce d'Italia
Corriere del Mezzogiorno (Registrazione)
1 user commented in " Teorie dis-Einsteiniane "
Follow-up comment rss or Leave a TrackbackMolto illuminante.
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