
Che fine ha fatto la proposta di legge Levi-Prodi, che rischiava di tappare la bocca ai normali utenti Internet obbligando praticamente chiunque avesse un blog o un sito alla registrazione all’Autority ed al tribunale previa schedatura, pagamento di bolli, assunzione di un direttore responsabile, società editrice alle spalle? La proposta di legge fu approvata nell’ottobre scorso all’unanimità dal consiglio dei ministri del governo Prodi, suscitando una valanga di proteste (su internet, dato che i media mainstream non hanno nemmeno sfiorato l’argomento, venuto a galla sulla Rete stessa).
La caduta del governo ha scongiurato la fine della Rete? A quanto pare, no. Difatti Ricardo Levi, sottosegretario del governo Prodi, annuncia che ripresenterà la proposta di legge al prossimo Parlamento. Lo fa sul sito del Governo, scrivendo quanto segue:
“Ho letto e ascoltato con piacere, nella giornata di oggi le parole dell’on. Bonaiuti e dell’on. Giulietti a favore di un approccio condiviso ad una riforma dell’editoria. Come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, considero queste prese di posizione coerenti con la felice tradizione del Parlamento italiano che ha sempre saputo trovare il modo per affrontare i temi dell’editoria in un’ottica e con un spirito che superassero le pur legittime divisioni tra gli schieramenti politici.
È con questo medesimo spirito che confermo la mia intenzione di ripresentare al prossimo Parlamento il disegno di legge per la riforma dell’editoria che, pur approvato dal Consiglio dei Ministri, non si era potuto formalmente trasmettere alle Camere per le dimissioni del Governo.
Si tratta, ci tengo a ricordarlo, di un testo elaborato, con la consulenza di una commissione di esperti presieduta dal prof. Enzo Cheli, sulla base del lavoro svolto dall’esecutivo precedente e arricchito con il frutto di un’amplissima consultazione di tutti gli operatori e di tutte le organizzazioni rappresentative del settore dell’editoria quotidiana, periodica e libraria.
Il primo, ancora informale ma positivo apprezzamento già raccolto sul testo del disegno di legge da parte delle competenti commissioni parlamentari e dalla Commissione Europea mi fa sperare che, sulla base di questo provvedimento, possano maturare nel Parlamento le condizioni per un lavoro fruttuoso ed in grado di portare all’approvazione di quella riforma che l’editoria italiana aspetta e richiede” .
La battaglia contro la volontà di mettere il bavaglio alla libertà su internet a tutto vantaggio del controllo del Governo e del monopolio dei mezzi di informazione tradizionali, controllati ed asserviti a politica e grandi gruppi economici, continuerà.
Intanto, il 25 aprile, tutti in piazza per il V2-day a firmare per i 3 referendum per una informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset, dai finanziamenti pubblici e dal mussoliniano Ordine dei Giornalisti.
Marco M.



























La Stampa
Panorama
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